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Slipping among shapes Scivolando tra le forme

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Never accidental the choice of a mark. Not when what we want to leave a mark on is a blank canvas. Of course nor when the whiteness of that canvas has been already altered by shapes whose personality, whispered by the slow vibration of lines and colors, is a presence you can’t ignore. Rummage through some of my dyed scraps and quick is the choice of little but strong-willed eucalyptus leaves, on beds of shiny silk. A small project to dress of me the new agenda makes voices, wants to be completed in a rush. Give in to that annoying noise with a smile, and within days of crazy stunts, in balance on a rollercoaster of commitments stuck up like glue, I decide to hide a pause, short minutes to sew the small pieces together. But how? The needle gets into the silk so quickly I hardly realize I thought over, and chose. My mark is already there, among the leaves. Seemingly the simplest I could give. A running stitch, an endless in and out along the paths left free by the prints, nothing more. Stop my hand and wonder why not trying something less obvious, perhaps bending my peppery friends to receive a projection of my imagination, to weave with it… but no, in my heart I had already chosen… when the world outside presses, to let your own steps glide easy along the open spaces between the leaves and the string marks couldn’t be more cheering… once again, if I let fall aside the impulse to be leading and calmly ask nothing than to caress the outlines, my mind loosens, heart expands, noisy whisperings tell stories never heard before…

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Non è mai casuale la scelta di un segno. Non quando ciò su cui vogliamo lasciare un’impronta è una tela vergine. Di certo neppure quando il candore di quella tela è già stato alterato da forme la cui personalità, sussurrata dalla vibrazione lenta di linee e colori, è una presenza che non si può ignorare. Rovisto tra i ritagli di alcune mie tinture e veloce è la scelta di frammenti di piccole ma volitive foglie di eucaliptus, su letti di lucida seta. Un piccolo progetto per vestire di me la nuova agenda vocia pettegolo, vuole essere concluso in fretta. Cedo a quel rumorìo fastidioso con un sorriso, e dentro giornate di folli acrobazie, in bilico sulle montagne russe di impegni attaccati addosso come colla, decido di nascondere una tregua, brevi minuti in cui unire tra loro i piccoli pezzi. Ma come? L’ago entra nella seta così in fretta che quasi non mi rendo conto di aver pensato, e scelto. Il mio segno è già là, tra le foglie. Apparentemente il più semplice che potessi imprimere. Una filza, un dentro e fuori senza sosta lungo i corridoi lasciati liberi dalle impronte, niente di più. Fermo la mano e mi chiedo perché non provare qualcosa di meno banale, magari piegando le mie amiche peperine a ricevere una proiezione del mio immaginario, ad intrecciarsi con esso… ma no, in cuor mio avevo già scelto… quando fuori il mondo preme, lasciare che i propri passi scivolino piani lungo gli spazi liberi tra le foglie e le impronte dei legacci non potrebbe essere più rasserenante… ancora una volta, se lascio cadere di lato l’impulso di farmi protagonista e pacatamente altro non chiedo che di accarezzare i contorni, i pensieri si allentano, il cuore si dilata, i sussurrii pettegoli raccontano storie mai udite…

Stitching quietly

Stitching quietly

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